LE PROVINCE RESTANO, MA I DIPENDENTI?

Ci stiamo avvicinando alla fine dell’anno e, come accade oramai da diversi anni, questo è il momento in cui si discute la legge di stabilità, ossia la legge con cui il parlamento pianifica investimenti e tagli per l’anno a venire. Anche questa volta la discussione è stata accompagnata da molte polemiche legate al taglio dei servizi e all’aumento delle tasse.

In questo teatrino, però, c’è un tema a cui volutamente i media non hanno dato la giusta attenzione: la “finta” riforma delle provincie, infatti, ha aperto un pericoloso vuoto di attribuzioni di responsabilità che ci costerà molto caro. Cos’è accaduto? In sostanza il governo ha cancellato alcune competenze delle province, e i relativi finanziamenti, senza però specificare chi dovrà farsi carico di questi compiti, nè tanto meno tramite quali risorse economiche. Così, stando a quanto dichiarato un mese fa dal Presidente della Provincia di Lodi Soldati, saranno a rischio l’assistenza ai disabili, la manutenzione delle strade provinciali e la pulizia in caso di neve. Segnaliamo che lo scopo iniziale di tagliare il livello burocratico delle provincie era stato avviato per ridurre una parte di costi improduttivi, ma che purtroppo non ha raggiunto gli obiettivi preposti. Anzi: l’opinione pubblica ha accettato l’illusoria manfrina dell’aver davvero ridotto gli sprechi, quando nella realtà questo non è accaduto. La Provincia di Lodi è praticamente rimasta nella sua sede, con gli stessi dipendenti, poltrone, costi e sprechi. 7 milioni di costi del personale su un bilancio provinciale di 18 milioni …. Una vera ipocrisia, per non dire presa in giro. Ma c’è un altro aspetto di cui i media non hanno praticamente parlato e che colpirà direttamente, migliaia di italiani: che fine farà il personale delle province? I sindacati parlano di 20 mila esuberi tra i lavoratori a tempo indeterminato (che verranno principalmente riallocati presso altre amministrazioni pubbliche) e del licenziamento di oltre 2 mila precari.

Il governo avrebbe potuto optare per l’accompagnamento alla pensione per i dipendenti che avevano già maturato il diritto nel 2013 (poi rimandato) e garantire ai giovani precari un posto di lavoro stabile. Invece no: si è preferito bloccare i pensionamenti per gli anziani e licenziare i giovani precari, che si troveranno a dover cercare lavoro in un periodo in cui il tasso di disoccupazione è arrivato al 13,2% e che non dà segni di miglioramento. Di fronte a queste ingiustizie vogliamo esprimere la nostra solidarietà ai lavoratori coinvolti, e la totale contrarietà a queste politiche, irrispettose sia nei confronti dei lavoratori che avevano maturato il diritto alla pensione, sia dei giovani lavoratori che non riescono a stabilizzare la loro situazione, sia di noi cittadini, che saremo chiamati a pagare l’ennesima non riforma.

Come spesso accade in queste vicende di quotidiana follia, oltre ai danni, si aggiunge anche la beffa. Il sindaco Simone Uggetti, è attualmente dipendente del centro per l’impiego della provincia di Lodi, in politica dall’età di 22 anni e in aspettativa dal 2005, anno in cui è entrato a far parte della Giunta guidata dall’ex sindaco Guerini. Ci domandiamo: non sarebbe opportuno tutelare prima i lavoratori che ad oggi stanno rischiando il lavoro, anziché preservare il lavoro a chi ha deciso di fare la carriera politica? Condividiamo pienamente l’istituzione dell’aspettativa politica come forma di garanzia di accesso alla politica a tutti i cittadini, ma ci chiediamo anche quale senso abbia congelare un posto di lavoro a tempo indeterminato di una persona che ha deciso di dedicare i suoi ultimi 9 anni alla politica. Precisiamo che, a fine mandato, questo tempo corrisponderà a 13 anni. Rifiutiamo l’uso della politica come professione, perché essa dev’essere soltanto servizio alla comunità di cui si è parte. Rifiutiamo l’uso della posizione di potere come trampolino per una carriera politica e come strumento per gestire intrallazzi e teatrini volti a ottenere benefici personali.

In merito il Movimento 5 Stelle propone da tempo un regolamento etico che permetta la partecipazione a due soli mandati. Ci aspetteremmo quindi dal sig. Sindaco un gesto eticamente condivisibile e di certo opportuno in questi tempi di precarietà dilagante: rinunciare a un posto di lavoro che a Lui non interessa più, per lasciarlo a qualche giovane più bisognoso. Sia chiaro, non stiamo parlando di illeciti, ma di etica e di solidarietà, parole che ci auguriamo torneranno di moda nel 2015. Noi ce la metteremo tutta!

Tanti auguri di cuore a tutti i cittadini lodigiani.

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