GLI YESMAN LODIGIANI

Non vedo non sento non parlo

Ad umiliare il ruolo del consigliere comunale.

Ecco a che cosa è servito il consiglio comunale iniziato ieri alle 18.00 e conclusosi dopo ben 13 ore di discussione.

Mai avrei pensato che la politica potesse scendere così in basso dal punto di vista dei contenuti, manifestando così la totale inadeguatezza di questa amministrazione e di questa maggioranza.

13 ore di discussione in cui il maggior partito (il PD), e le finte liste satellite che lo circondano, saranno ricordate per una presenza volta solo a garantire il numero legale e al proprio gettone di presenza, non avendo di fatto partecipato alla discussione.
Ho visto con i miei occhi consiglieri mettersi a leggere un libro per svariate ore.
Consiglieri così disinteressati alla discussione che hanno trovato molto più interessante mettersi a guardar film/video in aula con il proprio tablet.
Ho visto il Sindaco che di fronte a quesiti indirizzati agli assessori ne ha imposto il silenzio.
Votazioni contrarie ad emendamenti che andavano semplicemente a correggere alcuni errori formali. Insomma, il classico comportamento di chi ritiene sia molto più importante l’obbedienza al partito e il gettone di presenza, contraddicendo a quelli che dovrebbero essere i doveri morali ed etici di un consigliere, che ricordo, sono quelli di proporre iniziative a vantaggio dei cittadini e non al mantenimento della sua poltrona.
Non invidio i numerosi consiglieri di maggioranza che sono dovuti stare seduti per 13 ore consecutive senza poter intervenire, rispettando gli ordini di scuderia.

Alla faccia della democrazia e della partecipazione, mancava solo che qualche consigliera tirasse fuori l’uncinetto e il quadretto sarebbe stato completo.

Luca Degano
Consigliere MoVimento 5 Stelle Lodi

* Siamo sicuri che la vignetta satirica non turberà le coscienze di nessun consigliere o assessore della maggioranza, dato che solo qualche mese erano tutti Charlie Hebdo.

La satira è un’espressione che è nata in conseguenza di pressioni, di dolore, di prevaricazione, cioè è un momento di rifiuto di certe regole, di certi atteggiamenti: liberatorio in quanto distrugge la possibilità di certi canoni che intruppano la gente.

Dario Fo

Chi censura un autore satirico, censura le sue opinioni. Un tempo si chiamava fascismo.

Daniele Luttazzi

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